Daniela Gudenzi

suggestioni dell'animaI racconti dell’acqua

La macchina fotografica è già per sua natura votata alla frammentazione e alla raccolta di tante infinitesimali ‘trance de vie’. Nella fotografia di paesaggio è evidente un concetto fondamentale per quella che si può definire come l’esperienza estetica della fotografia: l’idea della macchina fotografica come protesi dell’uomo che agisce nel mondo.

pozzangheraTramite l’atto del fotografare l’essere umano pone un diaframma tra Sé e la realtà circostante, una sorta di filtro sensibile che gli permette di mediare e di appropriarsi gradatamente di un ambiente conosciuto solo da animi sensibili. Al tempo stesso scattare una fotografia impone all’osservatore una sosta, una pausa che gli assicurerà di non aver tralasciato qualcosa di importante: in tal modo egli avrà la convinzione di aver salvato frammenti di paesaggio destinati altrimenti a scomparire dalla sua memoria e per noi fruitori scrutare ignari luoghi. Daniela Gudenzi ci fornisce un terzo occhio verso la realtà. “I Racconti dell’acqua” dell’artista si basa su una simbologia millenaria; paradossalmente si può parlare d’acqua che dona la vita, ma anche la morte; laddove si rinasce è necessario prima morire, questa è la filosofia della maggior parte delle religioni, in altre parole, la morte del corpo terreno ci permette la rinascita dello spirito e dell’anima ad un’altra vita.

RIflessiAl momento della nascita, infatti il piccolo lascia l’ambiente del liquido amniotico in cui ha vissuto per nove mesi e rinasce ad una nuova vita: la sua vita nel grembo materno ‘muore’ , attraverso il parto ha una funzione di transizione, che si conclude in una nuova nascita, la nascita dell’essere umano alla vita terrena.

Ogni momento può essere quel momento: cioè l’attimo in cui noi siamo chiamati a tuffarci nelle acque dello spirito, pronti a morire e rinascere. Acqua quindi come elemento che dona la vita e che mantiene in vita. Foglie morte che però continuano il loro ‘essere nel mondo’ grazie a ghiacci; lo scorrere dell’acqua fornisce a elementi naturali continuando la loro sopravvivenza, anzi una ‘vita altra’. La nostra artista riesce a esprimere come principio cosmico femminile, anima del Mondo, Madre per eccellenza, genitrice di vita, quella stessa sferzata di vita che con il suo terzo occhio ci offre. Osservando le sue opere proviamo una sensazione di immersione in un nuovo liquido amniotico.

Se sapessi raccontare una storia con le parole, non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica.

Lewis Hine

 

Testo di Federica Pasini

 

Bibliografia:

 

  • Origini e sviluppi dalla fotografia nell’Ottocento, di Federica Muzzarelli
  • Viaggio nella simbologia dell’acqua.

Elisa Costa

Il viaggio virtuale di Costa Elisa

londraElisa Costa è una giovane fotografa romagnola, espone per vari locali di Forlì; studia inoltre archeologia e chi meglio di un archeologo riesce a vedere la poesia nei piccoli dettagli?! Lei vede la realtà congelata in immagini, può permettersi di viaggiare, di sentirsi riscaldata da quel sentimento romantico basato sull’intuizione, sull’istinto, sull’entusiasmo e dunque sulle funzioni irrazionali della mente. Elisa Costa crede nel dono sovrumano dell’immaginazione, dotata di caratteristiche prodigiose; concepisce la natura come spirituale dell’arte. L’artista guarda ma soprattutto vede ciò che di entusiasmante c’è nel mondo e ce lo restituisce, senza nessuna pretesa d’obbiettività e d’universalità; per sua stessa affermazione sostiene che osserva il mondo con il filtro per eccellenza, della macchina fotografica…vede…non un luogo bello o brutto, bensì trasposizioni fotografiche.Elisa si sforza in tutti i modi di produrre la foto giusta, inquadrata alla giusta altezza e scattata, nel giorno giusto con la luce giusta per ottenere così le più piccole gradazioni di valori tonali.Fotografa luoghi noti ai quali impartisce un’”aura” proprio quella che Benjamin descrive in un suo noto libro, l’aura è quel non so che, che trasforma un’opera in opera d’arte; magia forse. Ci trasporta in quel realismo magico di cui ci parla il Prof. Marra, cioè la facoltà stilistica atta a  cogliere le epifanie misteriose del reale attraverso la loro immobilizzazione ed esternazione, vale a dire mediante il congelamento di un attimo di vita che, proprio perché fermato, diventa vero, irripetibile, mitico oserei dire. Quella di Costa è una poetica visionaria, romantica e didattica perché ci insegna a fantasticare ancora; quella sua poesia che si ritrova nei particolari, da lei tanto amati, dei luoghi prescelti, quell’attenzione al cromatismo, assolutamente tono su tono, rende le sue opere delicate, silenziose ma anche sorridenti e vitali. Non c’è bisogno a volte di consultare libri per descrivere il realismo magico che si osserva nelle sue immagini e riesce a trasmettercelo vagando con la mente in ciò che ci propone.

Federica Pasini