Inihccor

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Blu/verde

Linee che vagano nella tela…

…inquietudine, forza, irriverenza…realtà.

Per il nostro artista il mestiere è dipingere. Gli unici elementi necessari sono il supporto e il colore, la cui stesura deve essere fisicamente visibile. I colori creano una loro illusione, mettono in evidenza le pennellate e il processo della pittura in quanto tale. Lo scolpo è quello di evidenziare solo la pura essenza e il solo atto di dipingere. Il valore del bicromatico, o il significato del bicromatico vengono azzerati. Noi siamo chiamati solo a guardare solo il fatto che qualcuno abbia eseguito la maniera di dipingere una tela. Come sosteneva Robert Ryman: “L’immagine è il procedimento, il pennello, il modo con cui il quadro è fatto. La grandezza, lo spessore, il tipo di colore diventano immagine quando viene appeso alla parete, e diventa oggetto.”

Jacopo Marchi

arlecchino

Arlecchino

“Nei secoli XX e XXI gli storici si sono sempre più occupati del fenomeno della ripetizione, non come lo descriveva Hegel dicendo che tutto nella storia accade due volte, aveva dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Questa storia a due tempi sembrerebbe inapplicabile alla continua lotta tra figurazione e astrattismo che ossessionò la storia del modernismo.”

Le opere di Jacopo Marchi sono segnate dall’isolamento delle figure scarnificate, e, sia dai tratti nervosi che le portano a una distanza perpetuamente incolmabile. Le loro bocche spalancate in un grido, i colli all’estrema tensione nervosa, feti deturpati da malattie innominabili, le facce corrose…; le figure sembrano sempre sopraffatte dallo spazio in cui si trovano. Continua a leggere

Anja Giannelli

fotoANJA GIANNELLI

La genesi dell’opera deve chiarire il ripristinarsi di testimonianze in una medesima direzione, l’esistenza dei tratti costanti e permanenti della psiche umana,dovuta anche alla sorprendente stabilità delle attese del pubblico che persiste a varcare le incerte frontiere tra arte e magia, così Anja Giannelli si presenta al pubblico. L’intuizione di un valore autonomo dell’arte in quanto indipendente dal valore creativo, diviene intuizione portata all’estremo nella formula “l’arte per l’arte”, che si esplica con il sempre più esplicito desiderio di Continua a leggere

Elisa Costa

Il viaggio virtuale di Costa Elisa

londraElisa Costa è una giovane fotografa romagnola, espone per vari locali di Forlì; studia inoltre archeologia e chi meglio di un archeologo riesce a vedere la poesia nei piccoli dettagli?! Lei vede la realtà congelata in immagini, può permettersi di viaggiare, di sentirsi riscaldata da quel sentimento romantico basato sull’intuizione, sull’istinto, sull’entusiasmo e dunque sulle funzioni irrazionali della mente. Elisa Costa crede nel dono sovrumano dell’immaginazione, dotata di caratteristiche prodigiose; concepisce la natura come spirituale dell’arte. L’artista guarda ma soprattutto vede ciò che di entusiasmante c’è nel mondo e ce lo restituisce, senza nessuna pretesa d’obbiettività e d’universalità; per sua stessa affermazione sostiene che osserva il mondo con il filtro per eccellenza, della macchina fotografica…vede…non un luogo bello o brutto, bensì trasposizioni fotografiche.Elisa si sforza in tutti i modi di produrre la foto giusta, inquadrata alla giusta altezza e scattata, nel giorno giusto con la luce giusta per ottenere così le più piccole gradazioni di valori tonali.Fotografa luoghi noti ai quali impartisce un’”aura” proprio quella che Benjamin descrive in un suo noto libro, l’aura è quel non so che, che trasforma un’opera in opera d’arte; magia forse. Ci trasporta in quel realismo magico di cui ci parla il Prof. Marra, cioè la facoltà stilistica atta a  cogliere le epifanie misteriose del reale attraverso la loro immobilizzazione ed esternazione, vale a dire mediante il congelamento di un attimo di vita che, proprio perché fermato, diventa vero, irripetibile, mitico oserei dire. Quella di Costa è una poetica visionaria, romantica e didattica perché ci insegna a fantasticare ancora; quella sua poesia che si ritrova nei particolari, da lei tanto amati, dei luoghi prescelti, quell’attenzione al cromatismo, assolutamente tono su tono, rende le sue opere delicate, silenziose ma anche sorridenti e vitali. Non c’è bisogno a volte di consultare libri per descrivere il realismo magico che si osserva nelle sue immagini e riesce a trasmettercelo vagando con la mente in ciò che ci propone.

Federica Pasini

Massimiliano De Santi

De Santi MassimilianoPOETICA DI DE SANTI MASSIMILIANO

La “A” di amore inteso in tutte le accezioni è ciò che porta avanti a spada tratta la vita di De Santi, e in momenti di crisi il suo fare, il suo creare, si rende con colori più scuri, proprio come il suo animo; ma lui torna sulle
sue opere e per giorni e giorni le elabora: toglie, aggiunge, sposta e sempre
le ultima con un suo aforisma sull’amore.
Nel silenzio del suo studio, crea basi in cemento o in materiali affini;
successivamente vi inserisce il mondo che lui vede nei muri della sua città o
più generalmente nelle strade. Si diletta a fare “spray-art”, su manifesti strappati, sagome di icone contemporanee ed infine ecco che riesce a formulare la sua frase riportandola con gessi colorati. Continua a leggere

Dafne Eleutheria

VariDafne Eleutheria rende sua la famosa frase di Giorgio di Genova: “l’arte è un puro atto di narcisismo”; nel primo approccio alle esposizioni personali “Primi passi” la prima, troviamo copie da manuali d’arte che già comincia ad interpretare dando origine ad una vita interiore dell’opera trasportando timidamente il suo inconscio al suo conscio e con il tempo l’esprimersi creativo di questo artista diviene sempre più predominante, rendendolo, a volte, saturo della grigia quotidianità del vivere borghese, infatti per lui l’arte è Continua a leggere

Romano Buratti

Il pittore dell’amor ruraleBuratti

Il panorama della pittura contemporanea non offre minimamente sarcasmo, anzi, è forse troppo presa a porgersi domande sui massimi sistemi dimentica della preziosità della sua semplicità.                                                                                                                      .                      Buratti è totalmente e fortunatamente in controtendenza.                                                  Egli offre opere narranti le piccole facezie della realtà rurale, che tra l’altro non perirà mai, ma anzi forse è l’unica società ancora reale e assolutamente e fortemente palpitante.                  Guttusianamente, con pennellate morbide, il nostro Maestro rende i piccoli personaggi, di un attualissimo “Don Camillo e Peppone”, magistralmente.                                                Davanti alle pitture di Romano Buratti sorridiamo nostalgicamente ad un’arcadia in perenne evoluzione ma sempre fedele a sé stessa, forse una delle poche certezze rimasteci.

Federica Pasini