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Forlì – Musei San Domenico dal 1 Febbraio al 14 Giugno 2015

Boldini

BOLDINI E LA MODA DELLA BELLE EPOQUE

“Non so se tra roccie il tuo pallido
viso m’apparve o sorriso
di lontananze ignote
fosti la china eburnea
fronte fulgente o giovane
suora della Gioconda:
o delle primavere
spente per i tuoi mitici pallori
o Regina o Regina adolescente….”
(Dino Campana, La Chimera)

 

All’epoca a cavallo tra l’ Ottocento ed il Novecento, la figura psicologica, sociale, professionale dell’artista è molto discussa: indizio sicuro della crisi concreta nella società.
L’epoca pretende artisti avanzati, ma non ama l’arte che fa problema, così ci troviamo davanti a un Rodin deriso ed un acclamato, stiloso e originale Boldini che ritrae personaggi dall’eleganza dell’alta società, mondano, brillante ma, come direbbe Argan: leggermente superficiale.
Trovo Boldini molto originale. Tutti i personaggi che dovevano sottolineare la loro classe sociale andavano nel suo studio, e lui con pochi tocchi di pennello, quasi maestro dell’informale, creava silhouette mirabolanti. Tutto ciò appare un eufemismo la parola riprende Ethienne de Silhouette, ministro delle finanze francese, divenuto proverbiale per la sua politica amministrativa essenziale ed improntata all’estrema parsimonia!
A ben ragionare il vestito è sottoposto a un codice assolutamente convenzionale, ma questo codice rinviava ad un ordine, quasi divino. Cambiarsi d’abito significa cambiare allo stesso tempo modo di essere e classe sociale: l’uno e l’altro si confondeva. E’ da sempre esistita una vera e propria grammatica del vestito, che non poteva essere trasgredita senza minacciare, non soltanto alcune convenzioni del gusto, ma soprattutto un ordine profondo del mondo; ed anche il borghese doveva anch’egli difendersi, non soltanto dall’operaio ma dall’ascesa delle classi medie.
Mentre diviene fondamentale per l’uomo il dettaglio, per il vestito femminile, l’importanza si distingue dal numero elevato di elementi che lo compongono permettendo una ricca combinatoria e di conseguenza un’individuazione autentica alla tenuta e Boldini ci rassicura della frivola moda della fine del secolo forse, anche con un po’ di nostalgia!
Testo di Federica Pasini

Bibliografia:
– Giulio Carlo Argan; L’Arte Moderna 1770-1970, ed. Sansoni
– Roland Barthes; Il senso della moda. ed.Einaudi
– Michael Gibson; il Simbolismo. ed.Taschen

 

 

 

 

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