Paolo Stenta

Share on Facebook
[`google_buzz` not found]
[`yahoo` not found]

PAOLO STENTA

 

Testo di Federica Pasini
 
“Un frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia (è una particolare trasformazione geometrica del piano o dello spazio, che dilata e contrae gli oggetti, mantenendo invariati gli angoli ossia la forma) interna: si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, ovvero non cambia aspetto anche se visto con una lente d’ingrandimento. Questa caratteristica è spesso chiamata autosimilarità (in matematica, un oggetto auto-simile è esattamente o approssimativamente simile ad una sua parte) oppure autosomiglianza.” (da Wikipedia)
Nietzsche pensa che il mondo sia composto da un numero finito di elementi, che non si creano e non si distruggono, poiché si parte dall’ipotesi che il mondo non ha un inizio, una creazione. Allora però questi elementi, per forza di cose, dovranno riaggregarsi esattamente nella stessa maniera per un numero infinito di volte; quindi per un numero infinito di volte avrò lo stesso mal di denti e penserò il pensiero dell’eterno ritorno e per un’infinità di volte tutto ritornerà. E’ quindi un pensiero circolare, cioè ciò che descrivevano i greci per quanto concerne la guerra, secondo loro la storia è decadenza, per cui si parte dalle origini alte e si arriva sempre più in basso, è un ciclo.
Grazie all’eterno ritorno noi troviamo nei numeri frattali utilizzati da Paolo Stenta l’ammissione di verità della “Gaia scienza” nietzschiana.
Il nostro artista plasma a suo piacimento estetico il frattale, con il risultato di elaborazioni fotografiche che ottengono come risultato gioielli in bianco e nero, oppure con fondali colorati, egli ribadisce senza sosta e senza mai stancarsene, la medesima formula matematica, dal grande al piccolo.
Per una miglior comprensione dell’operato del nostro artista non possiamo fermarci alla mera matematica, ma è doveroso prendere in considerazione Cartesio che infatti sostiene che il primo frutto della ragione è la scienza e in particolare la matematica, sulla quale egli fonda la teoria del metodo. L’atto in cui lo spirito raggiunge l’evidenza è l’intuito. Cogito ergo sum! Dubitiamo di tutto compresa la matematica perché anch’essa creata da uomini, quindi fallace. La sospensione del giudizio o epoché, abolisce ogni giudizio che affermi o neghi la verità di un’idea, non abolisce le idee stesse. L’unica proposizione sulla quale noi possiamo fare affidamento è il nostro pensiero, da qui “io penso dunque sono” e da qui l’utilizzo dei frattali da parte del Maestro Paolo Stenta che ci vuole portare, in versione esteticamente artistica a dubitare dell’essenza della realtà.
Ci troviamo così davanti a fotografie intrise di varie arti, proprio come l’arte concettuale ci ha insegnato. Troviamo nel nostro artista una cultura dell’andare al di là del bene e del male, direbbe Nietzsche!
 

 

.

ventaglio colorato (2) spirale1

 

Articoli recenti

Giampiero Steri

Share on Facebook
[`google_buzz` not found]
[`yahoo` not found]

55-4-L'esame di Madrid     Ottobre 2011 107- Anni 20 Il molo      Giugno 2013 ad olio70x35

In mostra presso   “Borsino by Vittorino”

Dal 31 ottobre al 7 Dicembre 2014

Il tentativo di mettersi all’altezza della comunicazione di massa per eliminare ogni distinzione; l’idea di liberare la pratica artistica dal pretesto senso unico della trasgressione antitetica al discorso dell’industria, è esattamente il contrario che vuole ottenere Giampiero Steri. Egli, infatti, tende a creare un’immagine industrializzata con la storicità del pennello, evitando accuratamente serigrafie, poster e tutto ciò che invece attualizzò, e ne fece merce da galleria d’arte la storicissima e contestatissima, ma anche amatissima pop-art, degli anni 50 del novecento.
Il nostro artista acquisendo con il tempo una manualità eccellente, riesce senza alcun tipo di problema, a creare un’immagine, allora serigrafia, ora a solerte pennello ricreando immagini pop ma con una poetica totalmente ribaltata. L’ipotesi dell’altrove non risiede nell’esorcizzare il reale ma nell’accettazione del suo carattere, Giampiero ribalta la situazione riportando in auge i personaggi contemporanei che diverranno icone del presente, impone nuovi stereotipi, esplorando nell’intimo quelli esistenti, cogliendone l’attimo fuggente, il “carpe diem”, solito alla foto, ma pratico al nostro artista.126- Frida Kalho         Maggio 2014
Umanesimo colto, non più anarchia intellettuale. La scelta delle star diviene sottolineata dalle cure immesse nell’opera da Giampiero, che riesce ad affascinare e pietrificare in diamanti purissimi i suoi miti.
Giampiero fa appello all’Io entrando nell’Es del personaggio, slegandone il mantra tecnologico elevando la pittura potenziandola.
Possiamo senza dubbio alcuno che l’arte sostiene il potere dei miti, riferendosi ad esso occupandosi delle regole umane, disumane e artificiali. Tutto si decide in funzione di nobile entità e di responsabilizzazione contemporanea dei propri miti.