Giovanna Minei

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Giovanna Minei e l’<<aura>> dei suoi ritratti. 

Di Federica Pasini
 
Nell’epoca delle macchine fotografiche e della tecnologia ultrapotente, ma soprattutto dei patetici ritratti pittografati, Giovanna Minei non si arrende, e conferisce alle sue opere ad olio, l’essenza del personaggio, carpisce l’anima del soggetto restituendogli quell’<<aura>> che Walter Benjamin attribuiva a ciò che distingue l’Arte con la A maiuscola dai cosiddetti “esercizi di stile”.
Fin dalle prime opere pittoriche la nostra artista denuncia una propensione al realismo degli anni 50 dell’ottocento, tornando, a smacco della contemporaneità e dal suo precisionismo, a quella delicatezza tipica di Boldini e della cerchia milanese.
In una società che mal sopporta i ritratti a pennello, i committenti di Giovanna Minei sono soddisfatti dallo sfarzo attraente e splendido che seduce l’occhio, offrendo inoltre la conveniente espressione al volto. Essa con maestria restituisce visivamente lo stato interiore degli effigiati, riuscendo a coniugare l’ambientazione del ritratto con la sua verità. La pittrice traduce con penetrante e quotidiano realismo i ritratti di fanciulli.
La nostra artista risponde ad una forma intellettuale definita negli anni 40 dell’ottocento lombardo e possiamo far risalire a suo maestro anche il Piccio.
La sua sintesi formale e la trascrizione dei piani tonali ma soprattutto le rifrangenze luministiche ne sono la prova inconfutabile; riprende la maestria dei suoi precursori in termini di assoluta originalità, l’analisi di una tradizione gloriosa che dai veneti Lotto e Tiziano andava verso l’Appiani.
Ci troviamo allora con Carlo Tenca, critico progressista milanese di metà ‘800, a sbalordirci se, già da allora, la pittura di ritratto si trova a fianco della pittura di genere, comunque sia Giovanna Minei sembra non curarsene camminando sulle acque delle avanguardie contemporanee.
 
Bibliografia:
L’Ottocento in Italia
Le arti sorelle a cura di Carlo Sisi Electa
 

 

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occhio verde nunzia

 



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Giampiero Steri

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55-4-L'esame di Madrid     Ottobre 2011 107- Anni 20 Il molo      Giugno 2013 ad olio70x35

In mostra presso   “Borsino by Vittorino”

Dal 31 ottobre al 7 Dicembre 2014

Il tentativo di mettersi all’altezza della comunicazione di massa per eliminare ogni distinzione; l’idea di liberare la pratica artistica dal pretesto senso unico della trasgressione antitetica al discorso dell’industria, è esattamente il contrario che vuole ottenere Giampiero Steri. Egli, infatti, tende a creare un’immagine industrializzata con la storicità del pennello, evitando accuratamente serigrafie, poster e tutto ciò che invece attualizzò, e ne fece merce da galleria d’arte la storicissima e contestatissima, ma anche amatissima pop-art, degli anni 50 del novecento.
Il nostro artista acquisendo con il tempo una manualità eccellente, riesce senza alcun tipo di problema, a creare un’immagine, allora serigrafia, ora a solerte pennello ricreando immagini pop ma con una poetica totalmente ribaltata. L’ipotesi dell’altrove non risiede nell’esorcizzare il reale ma nell’accettazione del suo carattere, Giampiero ribalta la situazione riportando in auge i personaggi contemporanei che diverranno icone del presente, impone nuovi stereotipi, esplorando nell’intimo quelli esistenti, cogliendone l’attimo fuggente, il “carpe diem”, solito alla foto, ma pratico al nostro artista.126- Frida Kalho         Maggio 2014
Umanesimo colto, non più anarchia intellettuale. La scelta delle star diviene sottolineata dalle cure immesse nell’opera da Giampiero, che riesce ad affascinare e pietrificare in diamanti purissimi i suoi miti.
Giampiero fa appello all’Io entrando nell’Es del personaggio, slegandone il mantra tecnologico elevando la pittura potenziandola.
Possiamo senza dubbio alcuno che l’arte sostiene il potere dei miti, riferendosi ad esso occupandosi delle regole umane, disumane e artificiali. Tutto si decide in funzione di nobile entità e di responsabilizzazione contemporanea dei propri miti.