Vincenzo Giovanni

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Amore e psiche

‘“Miti e leggende di ogni popolo”è stato il testo che ha procurato la fantasia letteraria di Vincenzo Giovanni fin da piccolo, mai soppiantata dalle fiabe cosiddette tradizionali.
La mitologia greca, trasmutata in quella latina, rimangono le fondamenta della nostra cultura, sono archetipi nei quali ancora ci riconosciamo se solo siamo in grado di leggerli.
È facile trovare nelle metamorfosi Latine e Greche gli echi della comunanza di sentire ed essere dell’uomo e della natura, della sostanziale compenetrazione dalla quale l’uomo, cosiddetto contemporaneo, tende sempre più a staccarsi e differenziarsi, salvo poi lamentarsi delle conseguenze nefaste di tale atteggiamento.
Così l’Artista Vincenzo Giovanni si presenta a tutti noi,
e le sue opere non sono da meno;
silouette con aggiunte di materiali preziosi tutte rappresentanti figure mitologiche,
interessato al disegno come primo mezzo per esprimere la propria soggettività senza frapposizioni meccaniche intermedie, lavora come un neoespressionista, cerca di guardare al patrimonio artistico passato.
Achille Bonito Oliva ci rende un panorama assolutamente attinente anche al nostro Maestro:
‘La nozione dell’arte come accidentalità non pianificata che rende ogni opera differente dall’altra, permette una transitabilità, anche nell’ambito dell’avanguardia e della sua tradizione, non più lineare, ma fatta di affondi e scavalcamenti, di ritorni e di proiezioni in avanti.’
Vi è in Vincenzo Giovanni uno sforzo a bilanciare la tensione verso il simbolismo con l’attenzione al colore ed alle poesie che lui scrive accanto all’opera per spiegare e spiegarsi il manufatto.
Vi è nelle parole del nostro artista un risentimento rispetto al clima culturale e sociale di profonda delusione rispetto alle sue ideologie e certezze che trova nell’ambito dei miti greci e latini.
L’artista ritiene necessario trovare dei riferimenti interni alla pittura e alla sua storia per poter creare una sorta di icona figurativa.
Come Achille Bonito Oliva sosteneva negli anni ’80, ‘in un’epoca di transizione la Transavanguardia diventa avanguardia possibile, in quanto permette di trattenere un patrimonio storico nelle scelte artistiche’ così nel 2011 ci ritroviamo nuovamente in un’epoca di transizione e Vincenzo Giovanni si trova ad affrontare temi ricorrenti, purtroppo, nella nostra storia riflettendo anche sulla verità che ‘i grandi uomini vengono fuori da grandi eventi.’ E ancora, come suggerisce l’artista,  ‘avevamo grandi uomini, abbiamo forse eventi troppo piccoli?’
Con un disagio tale il nostro autore si rivolge al pubblico contemporaneo, ormai oberato di rimescolamenti delle grandi avanguardie storiche, con opere scarnificate al massimo delle possibilità operative, offrendo filiformi tratti di personaggi mitologici, cercando di offrire al pubblico il pensiero di un ritorno al bucolico mondo narrato dai grandi miti, accentuandolo con enfasi, adoperando materiali preziosi, quasi a dirci, se la purezza e il pensiero logico cominciano da qui, perché non provare a tornarci? Perché non immaginare un’evoluzione a partire da un tempo mitico?’
Federica Pasini