Romano Buratti

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Come artista Buratti è uno spirito indagatore. Dal punto di vista iconografico come da quello tecnico, la sua opera è in continuo movimento. Le sue nozze e feste contadine, i temi preferiti dei suoi quadri, sono sempre dominate dalla figura umana, non di rado con una monumentalità incredibilmente forte.
Le opere del nostro artistasi possono far nascere dalle “Nozze contadine” di Brueghel il Vecchio.
Buratti, infatti, ritrae le sue scene con una sapiente distribuzione di spazi e con un attento equilibrio delle luci: momenti di vita contadina che fissata fuori dal tempo, una verità che sembra non conoscere mutamenti né contingenze.
La sua poetica sembra essere un punto d’approdo della nostra civiltà che concepisce l’arte come accettazione indistinta dell’umanità più varia.
Buratti dipinge la vita quotidiana. Si mescola fra gli individui, anche i più umili, per cogliere dal vivo un loro gesto spontaneo o una mossa istintiva come in una danza. Prende il caratteristico per esprimere il tipico. Il protagonista dei suoi quadri non è l’eroe, né il genio, né l’uomo eccezionale,
ma il semplice contadino, nei momenti di gioia e affabilità.
C’è nella sua arte un umorismo sottile che non nasce da un proposito satirico, ma dalla verità dipinta sui volti della gente. I suoi contadini danzano goffamente, si baciano, bevono, mangiano e giocano a carte compiendo ogni loro atto con quella naturalezza che manca nel borghese metropolitano troppo concentrato in formalità burocratiche alienanti.
Il nostro artista cerca la verità di una condizione umana, ed il rifiuto e la speranza, si materializzano nel più oggettivo rendiconto di una prosa senza aggettivi, nella sostanza di colori densi e ricchi, in una pittura di concentrata silenziosa violenza. È in questo caso obbligatorio citare Brecht: “Gli artisti realisti rappresentano le contraddizioni umane insite negli uomini e nei loro rapporti reciproci e mostrano le condizioni nelle quali essi si sviluppano”.
Buratti cerca l’azzardo dei dati della cultura popolare in una rappresentazione figurativa moderna con un primario insopprimibile bisogno di ‘rappresentare’ persone, cose, eventi, la vita insomma nella sua evidenza sensibile. Per lui l’espressione pittorica non è una tranquilla accettazione di certezze, ma un’avventurosa, ansiosa verifica di rispondenze tra l’imperativo morale e gli strumenti espressivi. Si nutre insieme agli esempi della cultura artistica più antica e di quella più attuale e sperimentale. La sua immagine della realtà non è soltanto oggettiva, cioè di luoghi, cose, personaggi restituiti nel loro aspetto visibile, ma soprattutto è soggettiva, e reca in sé i dati formativi, consci ed inconsci, dell’esperienza esistenziale e della riflessione critica e culturale.

FEDERICA PASINI