Paolo Stenta

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Abat-jour luna

In mostra presso:                                ” Osteria San Domenico ”                 fino al 4 Novembre 2014

Si potrebbe dire che il ruolo fondamentale dei matematici è quello di scoprire le verità che sono già “esistenti”. Queste verità rivelano la rappresentazione razionale che l’uomo da dell’universo. È stato Benoit Mandelbrot che ci ha introdotti per primo alla teoria dei frattali con il suo libro “Les Objects Fractals: Formes, Azard et Dimension” nel recente 1975.  I frattali creano immagini prodotte da una formula matematica straordinariamente semplice, un paio di righe di codice, utilizzate per produrre strutture immaginarie dove è possibile zoomare all’infinito rivelando dettagli sempre più sorprendenti, strutture che si somigliano ma non tendono mai a ripetersi.  Feyerbend teorizzò un’anarchia metodologica secondo la quale “qualsiasi cosa va bene”: la matematica non ha metodi né segue vie privilegiate per il suo processo, ma scaturisce unicamente dall’inventiva in base alla quale il matematico riesce di volta in volta a risolvere i problemi escogitando teorie adatte. Feyerbend è,

anche, giunto a paragonare l’attività della ricerca matematica per l’inventiva che essa richiede e per la pluralità di “stili” di lavoro che consente, alla creatività dell’artista. Le arti hanno sviluppato una varietà di forme stilistiche e queste coesistono con uguale giustificazione; nella giustificazione si viene o a una scelta o a un’intuizione, ossia ad un agire automatico, e quindi di nuovo a una scelta. Tanto gli artisti quanto i matematici nell’elaborazione di uno stile, hanno il pensiero che si tratti della rappresentazione della verità, ovvero della realtà. Gli stili artistici sono strettamente connessi a stili di pensiero, e Paolo Stenta attraverso l’elaborazione dei frattali ce ne offre un esempio, e come un esploratore in viaggio per indagare queste fantastiche realtà matematiche, riporta in immagini, porzioni di questi Universi Immaginari.

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