Mirta Morigi

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Agli inizi del ‘900 C.G.Jung indagò i grandi miti, e secondo lui quando la mente esplora un simbolo, essa viene portata a contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali; quindi possiamo affermare che esistono eventi che noi non abbiamo registrato consapevolmente; essi quindi sono rimasti per così dire, al di sotto della soglia della coscienza. Benché se ne possa inizialmente ignorare l’importanza emotiva e vitale, quando escono manifesti dall’inconscio sembrano essere  un “fenomeno riflesso”, e ciò viene a galla, tramite l’arte e il sogno dando sfogo a questo fenomeno. Quando la mente si libera dalle convenzioni della società le opere di Mirta Morigi sembrano avere questa saggezza.
Nella sua sensibilità, nella sua capacità simbolizzatrice questa Donna trasforma quelli che erano i miti e le leggende dei primitivi, in opere  assolutamente contemporanee se non addirittura avveniristiche.
Osservando gli oggetti di Mirta cominciamo a renderci conto come l’aspetto soggettivo dell’esperienza non è né priva di senso né mera superstizione, ma un fattore psichico che costituisce lo spirito;
l’arte nonché la donna che è in lei hanno il diritto di avere istinti e impulsi  che la spingono a cercarsi come individuo unico e rendersi portatrice di opere esplicative di questa soggettività totalmente femminile che è molto interessata ai sentimenti.
La nostra ceramista al fine di ottenere disciplina e sviluppo in tutte le parti della sua personalità, cerca di conseguire un adattamento non unilaterale che le consenta di manifestare tutti gli aspetti della propria natura, e mentre alcune opere vengono accettate come legittime, altre che richiedono una realizzazione spirituale e soggettiva, e “miti pagani” può esserne un esempio, ma faticano ad essere riconosciuti dalla società, anche se essi vivono e non si lasciano addomesticare.
Simbolo della donna è la luna che è una sorta di presenza benefica la cui luce non è soltanto considerata favorevole, ma anche indispensabile per la crescita così, la ceramica contemporanea trova una madre cara che riesce a capirla.
La più antica rappresentazione della divinità lunare, era un cono o un pilastro di pietra
e per gli antichi era una cosa favolosa che cadeva sulla terra dal cielo e l’origine miracolosa accrebbe il timore e la venerazione di cui l’uomo circondava la donna.
L’argilla nelle mani sapienti di Mitrta, diviene pietra di luna, che gli antichi associavano alla sacralità della Madre Luna che è simbolo del potere generativo della donna e dell’attrazione sensuale che esercita sugli uomini.

Federica Pasini