Mercatali Stefano

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In un’epoca così corrotta fin dalle radici spirituali come l’odierna, un puro ingegno dovrebbe astenersi dal creare; ma Stefano Mercatali ha accettato la sfida della contemporaneità: spavaldo, libero e fiero. Infatti al di là da ogni calunnia e da ogni elogio, impavido nella vita quotidiana si districa; e nella notte poi eleva il suo potenziale pittorico e vi si perde, per trovarsi nel favoloso mondo dell’arte. Chi lo và a trovare rimane estasiato dalla maestria con cui si dimena tra i colori che plagia fino a farli suoi, in una composizione oniristica dalla quale ci si sente attratti, liberi di viaggiarci dentro con un ritorno greve e abbacinante.L’opera d’arte è specchio, rispecchiamento sensibile della personalità dell’artista e dell’uomo insieme; ma, se ben realizzata, diviene anche specchio di una generazione, quella stessa nella quale vive l’artista ed in questo caso al di là dell’immagine realizzata si trova anche l’anima di questa genesi.

Stefano Mercatali è un visionario che interpreta situazioni e luoghi elevandoli a veri e propri sogni ad occhi aperti e come diceva Freud nel suo “L’interpretazione dei sogni”:”…il sogno o ci dà qualcosa di completamente estraneo dalla vita quotidiana, o trae singoli elementi dalla realtà per farli entrare nelle sue combinazioni, oppure coglie soltanto la tonalità del nostro umore e simbolizza la realtà.”

Il “sogno” di Freud diviene la “pittura” di Mercatali, infatti i suoi quadri sono veri e propri objet-trouveè dell’anima; che da maestro cromatico quale è fa vibrare ciò che sentiamo di più profondo in noi, questo artista svela ciò che è alla foce dei nostri sogni più reconditi, proprio quelli che abbiamo paura di andare a vedere; lui sonda con uno sguardo intenso e profondo quello che c’è di più occulto nel nostro essere e ci palesa, ci rende nudi, ci impaurisce questa sua chiaroveggenza su noi poveri uomini.

Lo stile è l’insieme dei caratteri che distinguono dalle altre una determinata forma espressiva; in Mercatali questo è ben delineato in quanto è anche conoscitore d’arte.

Con Tiziano vola tra i cirri meridiani, e scorge, all’orizzonte, i tramonti incandescenti, striati di vino, di cenere e di latte e con questo condivide, inoltre, lo sfrigolare del colore impazzito della Pietà espressione dell’ultimo periodo; ma Mercatali cresce, e vola nei tormenti inglesi del primo romanticismo, proprio là dove il cuore penetra nel vertiginoso, tragico sentimento della natura, nel suo impassibile incanto, la natura si fa agghiacciante e crudele in Constable, per il nostro maestro tutto ciò è compreso quando il miracolo sarà compiuto, quando cioè l’amplesso sentimentale sarà avvenuto agli strati più profondi dell’Essere, il cuore potrà rivendicare il sentimento mal celato di uno degli ultimi (o dei primi) romantici dell’epoca in cui viviamo, è qui e ora, che la vita penetra nella pelle della pittura del nostro maestro.

Nelle opere di Stefano Mercatali non mancano, certo, le influenze di Van Gogh, di Balthus, di Morandi e di De Chirico.

Lui coglie l’attimo e lo epifanizza in un perpetuo divenire di sguardi ogni giorno diversi da quelli passati, trova nell’anima un’immagine onirica e la congela, la “immortala” al di là del tempo, del sentimento, dell’estatica forza centrifuga della sua pittura.

L’energia della fucina di Vulcano divampa nella forza pittorica di Stefano Mercatali.

Ed ecco allora le emozioni che prova quest’epoca, il furore degli occhi iniettati di sangue, di una cocente sconfitta, di una rabbia recondita verso quello o quell’altro, lava incandescente scorre nelle vene dell’artista. Allora allungatevi fiamme fino al cielo, dissolvete quelle nuvole passeggere, dategli acqua per vivere ancora, come l’araba fenice di nuova vita conoscendo il passato ma creando del nuovo, ecco il momento della creazione di Stefano Mercatali; mare increspati porta via le rovine di questa spiaggia dissacrata dal male, fa della sua anima purezza di verità antiche ma sempre rinnovabili.

E tu regale Cupido scocca le tue frecce altrove, perché lui è già artista dell’amore, per il quale vibrano le corde dell’anima ad ogni suo schiudersi di labbra, carnose umide e rosse, con colori di misture alchemiche per quella tela di Penelope, che si disfa ogni giorno e che di notte viene ridipinta da feroci amanti, pennellata da emozioni di secoli remoti e mani sapienti che toccano tasti di godimento e di ansimi al solo scoprir della sua pittura.

Federica Pasini

 

1 pensiero su “Mercatali Stefano

  1. Essendo io il fratello minore di Stefano (l’unico dei tre non toccato dalla musa dell’arte )potrei sembrare, di parte ma guardando i suoi quadri e leggendo quello che tu hai scritto non posso non emozionarmi e ammirare la sua manualità pittorica e interpretativa di ciò che lui vede in questo mondo( decisamente pieno di astio e cattiveria) riuscendo con la sua anima d’artista a filtrare tutto e tirare fuori il bello e il positivo che trasmette nei suoi quadri rendendoci partecipi, nel momento che sostiamo a contemplare un suo dipinto, della sua visione onirica regalandoci momenti di pace interiore

I commenti sono chiusi.