Jacopo Marchi

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arlecchino

Arlecchino

“Nei secoli XX e XXI gli storici si sono sempre più occupati del fenomeno della ripetizione, non come lo descriveva Hegel dicendo che tutto nella storia accade due volte, aveva dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Questa storia a due tempi sembrerebbe inapplicabile alla continua lotta tra figurazione e astrattismo che ossessionò la storia del modernismo.”

Le opere di Jacopo Marchi sono segnate dall’isolamento delle figure scarnificate, e, sia dai tratti nervosi che le portano a una distanza perpetuamente incolmabile. Le loro bocche spalancate in un grido, i colli all’estrema tensione nervosa, feti deturpati da malattie innominabili, le facce corrose…; le figure sembrano sempre sopraffatte dallo spazio in cui si trovano.     I personaggi dell’artista sembrano abitare in un mondo diverso, vi è un’assoluta unicità dell’evento in cui il pittore scopre sé stesso nell’assumersi il rischio di un salto nell’ignoto, proprio come nelle teorie dell’eminente filosofia di Sartre. Momento di assoluta sintesi, questo atto di proiezione e percezione è irripetibile ma anche effimero. L’atto stesso è l’importante, agire, azione, brutalmente innamorate di Giger, le opere di quest’artista vivono e commentano l’essenza contemporanea, in un’Essenza drammaticamente immortale.

la matresse

La maitresse

Silenzio...il bambino dorme-90cmx80cm-olio su tela

Silenzio…il bambino dorme

stitichezza-olio su tela 50x70 copia

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