Giovanni Fabbri

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Quest’uomo dall’aspetto così semplice, modesto e tanto umile negli atteggiamenti, è il creatore di queste opere: dai colori forti, dai temi dissacranti e dalla potenza tirannica della loro originalità.
Giovanni Fabbri è un contadino ed un magno artista. Un artista che si è guadagnato, “nel senso più ampio del termine”, tutto da solo.
Egli è arrivato in accademia a 35 anni, e lì lo chiamavano “l’uomo della pioggia” perché poteva andare ad assistere alle lezioni quando pioveva e nel campo non poteva andare a lavorare.
Passa da un malinconico e violento espressionismo di Schiele, Kokoschka, per arrivare all’essenzialità del grande informale francese di Fautrier, passando da Soutine e poi De Kooning.
Giovanni Fabbri produce opere in rossi sanguigni, grigi che arrivano al non-colore, efebici pastelli e lugubri neri; tenta di dipingere direttamente il patos nelle sue opere multistratificate da colori, colle, cemento e altre materie alchimiste.
Come si può rispondere in arte alle angosce dell’uomo? Lui lo fa imprimendo la tela con vari strati di mestica cementizia, che ricordano i “casermoni”, le famose case popolari che ogni città, purtroppo, possiede, veri e propri loculi dove l’uomo è totalmente de-personalizzato; come se Fabbri udisse gli stridii che la città produce, ed entrano inevitabilmente nei padiglioni uditivi dei suoi abitanti, cerca nelle sue opere di imprigionarli rendendoli silenti e muti, arrivando persino a sfiorare i non-luoghi dove l’uomo ha la libertà di essere qualcuno, altro da se stesso, e dove la fantasia può volare libera.
Quando non guariamo ma “vediamo” le opere del nostro artista veniamo risucchiati in un vortice ipnotico ed a fatica riusciamo a tornare alla realtà quotidiana…egli ci rende più consapevoli, e coscienti dell’eterna lotta quasi ancestrale delle forze del bene e del male.

Federica Pasini