Daniele Masini

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Daniele Masini, è attualmente l’artista forlivese più quotato nel panorama nazionale, di lui Franco Solmi dice che è “interprete delle poetiche di rivisitazione della storia dell’arte, è autore di immagini di potente struttura e finissima valenza pittorica.”

Entrare nel suo studio di pittura è come entrare nell’antro della sibilla, si respira tutta la sacralità dell’arte; infatti lui sostiene che l’arte non è mercificabile e si rende, quindi, contrario alle esposizioni nei luoghi non adibiti e infatti, cito: “come in chiesa si va per pregare, così nelle gallerie d’arte o nei musei si entra per respirare cultura millenaria”. Se l’artista seguisse il gioco del mercato si svuoterebbe, esso deve tenersi lontano da esso e seguire sempre il fuoco che arde in lui, solo così mantiene la purezza della sua anima, anche se tormentata, che è esclusività dei geni creativi.

Effettivamente l’esposizione di arte in luoghi non appropriati creerebbe una vera e propria decontestualizzazione dell’arte, esattamente l’effetto contrario a ciò che Duchamp genialmente creò negli anni ’20 decontestualizzando l’oggetto comune per inserirlo nella sacralità delle gallerie d’arte, ci sarebbe un’involuzione nel settore.

Per Daniele Masini il tempo è un grande selezionatore e l’artista lavora anche per l’egocentrismo di rimanere nel tempo ed i suoi oggetti vanno messi sotto teca per una sorta di mummificazione di esso, proprio come Ugo Foscolo scrive ne “I Sepolcri” sull’importanza delle tombe commemorative.

Per l’artista in sé l’importanza non sta nella conclusione dell’opera ma in tutto il passaggio che c’è dietro il lavoro creativo che deve essere sviluppato, con lenti passaggi, forse anche dolorosi, ma comunque necessari. Esso non deve nascondersi dietro al cosiddetto “Il ritratto di Dorian Gray” ma presentare il proprio volto, con tutti i segni della vita, fieramente ed entusiasticamente perché è lui e nessun’altro, è sé stesso.

Uno tra gli ultimi lavori di Daniele Masini sono una serie di angeli ribelli, non propriamente angeli custodi, ma sagome e strutture alate trafitte dal dolore, olii su tela bianca rappresentanti immagini color terra di Siena bruciata, mestica che il pittore predilige e che fa capire l’angoscia di questa visione creativa estremamente dolorosa.

Altro lavoro davvero interessante ed ancora non esposto perché in via di esecuzione è una serie di “pelli in lattice”, inserite in grucce appendiabiti, rappresentative di una poetica esclusivamente masiniana, infatti egli si reputa uno “stilista della cultura”. Esse sono significative di un gioco simbolizzante il vuoto di chi le indossa, infatti cercano di farci capire come la società contemporanea si nasconda dietro alla pelle come involucro di chi vuol apparire e non essere. Daniele Masini considera questo lavoro come un’objet trouveé perché l’artista ha l’immaginazione di rivisitare gli oggetti, dargli un senso proprio, ricreandogli una nuova storia.

Egli non ha bisogno di viaggiare geograficamente per vedere diversi paesaggi perché per lui basta guardare il mondo con occhi di bambino, cioè sempre stupiti dalla propria immaginazione.

Inoltre per il nostro artista è possibile creare un’insostenibile leggerezza dell’essere in quanto lui sostiene di averla trovata  nella pittura, che vede come amante capricciosa e ribelle ma redarguibile con dedizione, pazienza, tecnica e tempo; la vita al di là della pittura sarebbe per lui menzognera.

Daniele Masini ha trovato l’ ES MUSS SEIN di Beethoven nella pittura e lo dimostra fieramente e eccellentemente nelle sue opere che ci mostra con un ghigno beffardo e guardandoci di sottecchi mentre ammiriamo il suo lavoro da professionista.

Federica Pasini