Anja Giannelli

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fotoANJA GIANNELLI

La genesi dell’opera deve chiarire il ripristinarsi di testimonianze in una medesima direzione, l’esistenza dei tratti costanti e permanenti della psiche umana,dovuta anche alla sorprendente stabilità delle attese del pubblico che persiste a varcare le incerte frontiere tra arte e magia, così Anja Giannelli si presenta al pubblico. L’intuizione di un valore autonomo dell’arte in quanto indipendente dal valore creativo, diviene intuizione portata all’estremo nella formula “l’arte per l’arte”, che si esplica con il sempre più esplicito desiderio di applicare il nome di un maestro alla sua opera. Secondo Freud le primissime impressioni ricevute nell’infanzia hanno un peso fondamentale, e ad esso si possono far risalire gli elementi e le tendenze della successiva organizzazione psicologica dell’adulto, quindi ragioniamo sul fatto da quanto tempo Anja Giannelli riporta le nostre anime all’aberrazione dell’Esistere! Nell’antica Grecia vi era il concetto di “deus artifex” cioè l’immagine di un creatore rappresentato come divino artista e da una parte si trovavano quegli artisti la cui esistenza storica era stata proiettata all’indietro  nella sfera di questo mito. Il tema  della scoperta del talento e quella del ruolo attivo svolto da parte del fanciullo  della propria professione  nella sua seguente ascesa nella scala sociale ad Anja Giannelli calza a pennello; lei si è da sempre ritrovata con pennelli in mano e sempre ne ha creato opere d’arte. Nelle opere della nostra artista c’è qualcosa che fa scattare nell’osservatore una certa interpretazione di genere e questa da allora, determina e governa la creazione chiamata “opera virtuale”. Le opere d’arte infatti, sono modelli di ridescrizione del mondo. In realtà l’opera non è in sé stessa il modello, bensì, un’esemplificazione dei modelli presenti nelle nostre menti. Fortunatamente esistono degli studiosi che attraverso una logica modale, non chiedono se sia vero o falso ciò che l’arte espone, ma si chiedono invece in che tipo di mondo possibile esse sarebbero vera. Le opere di Anja Giannelli confermano la teoria degli astanti tramite la loro osservazione, ed essi non fanno altro che escogitare procedure che vanno a corroborarne la plausibilità. Come sosteneva Hegel, la rappresentazione dell’essere è assolutamente compiuto, quindi libero; al contempo il libero essere autocosciente irrompe, unicamente per la creazione dal nulla, come vero e pensabile. Dal momento che la filosofia produce idee, gli artisti possono ottenere, quelle opere mature, che però non sembrano soddisfare lo spirito creatore di Anja Giannelli che evolve tagliando tele, andando al di là delle apparenze e strappando i veli. Essa risulta una transavangardista. Al di là del principio di realtà al quale sono aggrappati i suoi soggetti, Anja procede temerariamente raccontandocene la vita e soprattutto l’Anima di questi soggetti ribelli persino a sé stessi. La nostra protagonista ha mille storie da raccontare proprio come Alice Munro, ma a dispetto di essa diviene talmente al di là della realtà che la travalica abbacinandoci con essenze esistenziali, microscopiche per i dilettanti ma vere e proprie alabarde infuocate che penetrano possenti l’Essere degli astanti più sensibili.

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