Andra Bortolussi

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L’arte di Andrea Bortolussi ha intenti di poetica e stilemi eclettici e nel
contempo anarchici, un ritorno al purismo astrattivo ed ermetico.
A quest’artista confidiamo nelle rinnovate ragioni che animano la vita e la
realtà, in un progetto di espressione visiva e artistica che passi attraverso
l’uso rinnovato delle forme, intese in un nuovo rapporto polisemico con
l’oggetto reale.
Alla base di questi intenti vi è il pensiero fenomenoogico di Edmund Husserl,
e il famoso critico Antonio Banfi che ci dice: “Noi amiamo questa arte
perché vive e si afferma nel suo sforzo generoso. Noi la vediamo da un lato,
rinunciando ai temi consacrati, volgersi ad abbracciare e ad interpretare
piani sempre più ampi, strati più profondi della realtà non ancora risolti
artisticamente..”
Per l’arte di Andrea Bortolussi vi è l’esigenza di un diverso rapporto con
l’oggetto, di una forma-figurazione, che pur rispettando certe regole, rispecchi
l’ansia dell’assorbimento empatico diretto, ma problematico, di tutte le
sfumature della realtà e il dinamismo della visione nella percezione visiva.
La ricerca in senso più marcatamente espressionista, un’espressionismo
di matrice Fauves che è filtrato attraverso l’espressione di Matisse e il
cromatismo di Van Gogh.
Le ultime opere dell’artista sono attraversate da grumi e sciabolate di colore,
un’esigenza superiore…dettati dai suoi istinti primordiali.
Benedetto Croce sarebbe in grado di dire che l’opera d’arte rappresenta l’atto
puro di noesi, di conoscenza del reale che si riflette nel’idea che forgia la
materia, offrendo una posizione dominante al contenuto, in un’ attuazione di
significati che rifiutano la nozione di opera d’arte come trasformazione del
flusso della coscienza.
Andrea Bortolussi s’interessa al tema della durata spazio-temporale
guardando a Moranti ed ancor prima Cézanne; la lezione tedesca e
l’immagine si dilata e sfatta come in KoKoschKa, in una sorta di realismo
paesaggistico di una natura che offre tutta sé stessa a chi la sa avvicinare in
un abbraccio cosmico.
Il nostro artista ingloba ogni dettaglio, induce lo spettatore a vagare titubante
per ogni dove nella tela, un appiglio che gli intrappoli la memoria, in
un’istantaneità metaforica che evoca persino gli odori della realtà.
Mi piace pensare alle opere di Bortolussi “immagini simbolo” infatti gli oggetti
non passano più attraverso gli occhi, il cervello, il cuore di un’individuo, ma
sono volontà, verità, realtà di una società, sono il punto d’incontro degli occhi
di tutti del cuore di tutti. Sono il cosmo.
Nelle ultime opere di Bortolussi fa esplodere il naturalismo materico, quella
ricerca titanica del confronto con la natura, soppesato, pausato, potente e
nel contempo mobilissimo con i ritmi interiori della terra, degli sterpi, degli
ammassi morfologici che come immobili dinosauri oppongono le secolari
leggi, i sommovimenti minimi all’uomo, al brulichio di progressi, al suo
ossessivo rivolgimento.

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