Destra e donne.

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Quando mi hanno dato l’incarico di scrivere un articolo sulle donne e la destra ero un po’ scettica, avevo sempre studiato la storia delle donne dalla parte della sinistra, in quanto la cultura dal ’68 in poi è stata monopolizzata da loro ma è falso che essa abbia il monopolio della cultura, semmai ha quella organizzata. La cultura non ha partito, essa è plurale e universale.
V i sono certo pochi testi in riferimento all’argomento ma quando ho cominciato le mie ricerche mi sono ritrovata a scoprire un mondo di non detto, fondamentale per l’approfondimento femminile della propria storia.
Andando a ritroso ho scoperto che Piera Gatteschi parlando di quando le donne si arruolavano nel RSI durante il ’44 afferma che “gli uomini non sapevano la forza di volontà, l’entusiasmo e anche il pizzico di follia che spinsero queste donne a sfidare il destino. Soprattutto non volevano credere che avessero scelto in piena libertà e senza fanatismo la strada più ingrata: quella di dichiarare apertamente, in divisa, la propria fede, in un tempo in cui pareva vantaggioso nascondersi.”
Queste erano le donne in “grigioverde” e la loro forza stava nella femminilità, che si irrigidiva nel dovere tramutandosi in azione; era divieto, in servizio, sia in borghese che in divisa, usare cosmetici o fumare, ma loro non si fecero intimorire: erano “semplicemente” le ardenti innamorate della Patria.
Ma la fierezza di essere donna viene amplificato anche da una frase di Raffaella Duelli “la sconfitta è una mentalità, uno stato d’animo e io non lo sono”, tutta la psicologia contemporanea non basta ad eguagliare una forza simile.
Assunta Almirante rincara la dose di forza e autostima sostenendo che non sopporta i settori femminili “mi danno fastidio, non mi piacciono le donne che si fanno convegni da sole. Dovrebbero farli con gli uomini davanti e guardarli negli occhi…se devo qualificarmi preferisco pensarmi trasversale…il discorso delle quote non lo condivido; non siamo mucche cui concedere le quote latte?” e Flavia Perina amplia il discorso cercando di rendere le donne più consapevoli delle loro potenzialità credendo indispensabile per la donna riappropriarsi delle prerogative negate o usurpate da chi aveva tutto l’interesse a farlo e decidere da donna, prima che da operaia o da maestra, da femminista o da casalinga.
Nel 1982 a Cuneo si tenne il convegno Nuova destra e cultura reazionaria negli anni Ottanta in cui una delle relatrici è Anna Rossi Doria, una figura a me particolarmente cara in quanto è stata la mia insegnante all’università, ed essa afferma che “ciò che interessa è il grado di realizzazione della natura femminile e maschile secondo i principi tradizionali”, non una lotta per decidere chi è il più forte e il più debole ma semplicemente una pacifica evoluzione degli esseri verso l’effettuazione della propria identità; infatti la nostra relatrice porta come esempio una frase di Julius Evola ”non vi è dubbio che la donna che sia perfettamente donna sia superire all’uomo, che sia imperfettamente uomo, allo stesso modo che un contadino fedele alla  terra che assolve perfettamente la sua funzione è superiore ad un re incapace di assolvere la sua”
Nel 1980 nasce anche una rivista femminile chiamata “Ewoyn” dove lo scopo era di far rete anche con le altre donne, al di là delle contrapposizioni, con l’ambizione di trovare valori comuni; la rivista in questo senso fu un primo esperimento di trasversalismo politico tra donne.
Nello stesso periodo storico nasce il Centro Studi Futura, nome scelto per riecheggiare i futuristi, ma anche perché a qualcuna di loro piaceva la canzone di Dalla; coniano l’espressione di “politica al femminile” dove l’attività delle donne non deve essere rivolta semplicemente ai problemi femminili tradizionali come famiglia, aborto, ecc. ma dare un contributo, segnato dalla particolare sensibilità della donna, alla comunità nazionale nel suo complesso. Non si deve infatti dimenticare che da parte del MSI si faticava a trovare un linguaggio, anche figurativo, da mettere a confronto con l’aggressivo verbo femminista in questo ambito la sinistra può vantare una sensibilità alle tematiche femministe sicuramente maggiore; la destra sconta ancora una certa mancanza di attenzione nei confronti di tutto ciò che Ernesto Galli ha definito “sociale immateriale”. Per questo motivo c’è, in entrambi gli schieramenti, un difetto di consapevolezza: la destra potrebbe con più facilità sposare alcune tesi femministe, ma non lo sa; la sinistra è sempre meno in grado di rappresentare le donne, ma non lo sa”.
Ma fieramente oggi possiamo affermare che anche questo ultimo tabù della destra è stato superato in quanto nel 2005 l’onorevole Daniela Garnero Santanchè è nominata relatrice della Legge Finanziaria, prima donna nella storia della Repubblica Italiana a ricoprire questo ruolo.
L’Onorevole ha inoltre scritto un libro: “La donna negata” sulla condizione femminile delle donne musulmane, lo schema dell’emancipazione dal ’68 in poi ha rivoluzionato nei Paesi occidentali il ruolo delle donne può essere applicato anche a quelle con il chador?
Io penso proprio di sì, noi donne dobbiamo imparare dalla storia a rimanere unite e aiutare tutte coloro che non hanno ancora avuto la possibilità di godere dell’emancipazione perché prima di tutto siamo donne.…e care alleate diciamolo con Cristina Muscardini “se il destino è contro di me, peggio per lui”.

1 pensiero su “Destra e donne.

  1. Sono d’accordo su molti punti con te. Penso, però, la donna sia ancora l’angelo del focolare. Da lei, dipendono, il futuro della famiglia e della Nazione. Malgrado ciò, credo e vedo, la donna con funzioni limitate e poco razionali. Vedo le donne, non come dirigenti d’azienda, commercialiste, avvocati, ma come insegnanti, infermiere e perchè no, bariste. Mestieri nei quali, occorre pazienza, tenacia e fantasiaed una certa dose di piccola creatività. Maurizio Primo

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