Jean Béraud

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Jean Béraud

L’espressione Belle Époque designa il periodo storico che va dagli anni successivi alla guerra franco-prussiana del 1870 al 1914, data d’inizio della Prima Guerra mondiale, e che fu caratterizzato da generale creatività, da grande ottimismo sul futuro e da un diffuso desiderio di spensieratezza. Il suo centro fu la Francia, in particolare Parigi, nella quale convivevano lo splendore culturale di cui volle superficialmente ammantarsi una borghesia sempre più ricca e dominante e le difficoltà esistenziali dei ceti popolari. Così Parigi, la Ville Lumière, celebrò i suoi fasti con l’ambizioso piano edilizio realizzato durante il Secondo Impero dal barone Haussmann, mentre poeti, musicisti, pittori e letterati provvedevano ad illustrare una felice stagione di libertà espressiva. In questo periodo nacquero le prime pellicole dei fratelli Lumière e gli spettacoli circensi che con la loro fastosità ispirarono molti pittori che li raffigurarono nei caffè concerto dove si esibivano cantanti e giocolieri. Sul piano scientifico, informato ai dettami teorici del  Positivismo, la ricerca accelerò i suoi tempi e riuscì persino a far volare un ordigno più pesante dell’aria.

I pittori, soprattutto gli Impressionisti il cui movimento aveva rapidamente esaurito il proprio ciclo vitale, cominciarono a prendere in considerazione la formulazione di nuove teorie sul colore e sui problemi della percezione che avevano soprattutto affaticato Monet. Così oggetto di particolare attenzione furono gli studi di E. Chevreul, che trovò in Seurat un discepolo attento e capace di aprire una delle prospettive più interessanti del post-impressionismo con il suo pointillisme. Altri conferirono al proprio stile una matericità fondata sull’uso di colori primarî destinati a creare esiti vibranti sulla tela. Le loro opere furono attratte dal mondo della natura e dall’intento di organizzare una compiuta analisi della dialettica luce-ombra. Accanto a loro continuavano ad operare i realisti, legati alla plasticità della resa pittorica. Se gli Impressionisti in genere rimasero estranei alla dimensione sociale dell’arte figurativa, come ha ben sottolineato Hauser, non mancano alcune eccezioni degne d’interesse. Esempio straordinario ma poco conosciuto di quest’ultima corrente è Jean Béraud, assieme ai più famosi Degas, Seurat, Toulouse-Lautrec, che in molte occasioni trassero ispirazione dagli spettacoli che si tenevano nei caffè concerto e dagli spettatori che ne erano attratti.                                                        Jean Béraud nacque a Pietroburgo il 31 dicembre del 1849. Dopo la morte del padre la famiglia si trasferì a Parigi, dove egli completò gli studi per poi avviare la propria carriera artistica come ritrattista, trovando nelle opere di Manet e Degas i suoi punti di riferimento, ma fu in realtà discepolo di Louis Bonnat, un maestro di buona mano allora al culmine del successo. Dipinse numerosi quadri sulla vita parigina soffermandosi sugli aspetti più diversi della società francese della Terza Repubblica e riuscendo a coglierne i più piccoli dettagli capaci di documentare non solo i costumi ma anche la mentalità della gente che popola le sue tele. Louis Bonnat riuscì finalmente ad attrarre sul proprio lavoro l’attenzione di una vasta platea di critici e di amatori d’arte durante il  Salon del 1876, grazie al dipinto Le Rétour de l’enterrement. A riconoscimento ufficiale del suo valore gli venne più tardi attributo, nel 1894, il diploma di Cavaliere della Legion d’onore. Era la consacrazione del lungo lavoro di minuzioso illustratore del costume borghese e di molte gustose scene di vita parigina. Anche i suoi ritratti, malgrado un realismo fin troppo analitico non sono privi d’interesse, come dimostra ad esempio quello di Monsieur Stawart. Autore anche di opere d’ispirazione religiosa, esse rivestono un notevole interesse per la genuina commozione che le pervade. Si dimostrò infine sensibile al richiamo dell’art pour l’art, abbandonandosi alla suggestione della bellezza dei luoghi e all’atmosfera serena che vi trasfuse soddisfacendo il desiderio dei contemporanei di trovare qualche forma di consolazione nei confronti delle miserie esistenziali.                                                                                     Jean Béraud, definito il più parigino degli Impressionisti, trovò la morte il 4 ottobre 1935.

Federica Pasini